Le scienze applicate allo storytelling

Le scienze applicate allo storytelling

Pensate che lo storytelling sia un’arte strettamente collegata solo con le scienze narrative? Niente di più sbagliato! Oggi parliamo di come l’arte di saper scrivere una storia possa essere connessa con la chimica e la psicologia.

La chimica applicata allo storytelling

No, non sono improvvisamente impazzita, ma andiamo con ordine… per quanto riguarda la chimica vi propongo questa tavola periodica dello storytelling:

tavola periodica storytelling

Nata dalla brillante mente di James Harris, questa tavola periodica ordina le diverse componenti che permettono di raccontare ogni (?) storia.

Gli elementi vengono divisi in 11 macrocategorie: Struttura, Trama, Elementi di modifica, Espedienti narrativi, Eroi, Personaggi, Archetipi, Cattivi, Tropi, Produzione e Reazione dei lettori. Attraverso le diverse combinazioni degli elementi è possibile raccontare ogni tipo di storia. Dalla fantascienza alla docustory, in questa tabella trovate davvero tutto per mettere in ordine le vostre idee e superare il blocco dello scrittore.

La psicologia applicata allo storytelling

E se invece il problema fosse a monte? Ovvero, cosa succede se il problema non è il sapere come raccontare una storia, ma è il non riuscire a trovare il giusto approccio per renderla diversa ed interessante? Per risolvere questo problema salutiamo la chimica e ci addentriamo nel mondo della psicologia con il pensiero laterale.

Per “pensiero laterale” si intende una modalità di risoluzione di problemi logici che prevede un approccio indiretto al problema. In pratica si tratta di quello che comunemente chiamiamo “pensare fuori dagli schemi” affrontando la questione da una prospettiva diversa e anticonvenzionale.

Per trovare una voce diversa, anticonvenzionale, nuova e fresca per raccontare la propria storia il consiglio è quello di non partire dalle considerazioni più ovvie, ma da punti di vista alternativi.

Lo so che è molto più facile a dirsi che a farsi, per cui ecco quello che faccio io per riuscire a “pensare lateralmente”: brainstorming, tanto brainstorming. Con i colleghi, con gli amici, con il proprio animale domestico. Spesso non c’è niente che possa chiarire le idee come parlare a voce del problema con qualcuno che ha un approccio diverso dal nostro. Certo, magari il miagolio del gatto non sarà utilissimo, ma sicuramente il punto di vista del vostro vicino di scrivania può essere l’approccio che stavate cercando.

Aspetto i vostri pareri sulle nuove scienze dello storytelling e vi do appuntamento a settimana prossima!

Lascia un commento

Tutti i campi sono obbligatori.
L'indirizzo email non verrà pubblicato