Guida ai 200 fattori SEO: lo spam on-site (9)

Fattori SEO a livello di SPAM on-site

Siamo giunti alla penultima puntata della nostra guida che cerca di raccogliere tanti dei fattori SEO che Google, con il suo motore di ricerca, prende in considerazione quando deve definire il ranking delle pagine web da proporre agli utenti nelle SERP.

Vogliamo comunque ricordare che, essendo la maggior parte degli algoritmi utilizzati da Google brevettati, solo alcuni dei fattori citati in questo post, nei precedenti e nei successivi sono stati confermati dal colosso di Mountain View. Per tutti gli altri elementi indicati, essi sono frutto dell’esperienza di chi lavora tutti i giorni in ambito SEO e ha testato moltissime strategie diverse per dedurne aspetti fondamentali del funzionamento degli algoritmi alla base del motore di ricerca di Google.

Nel post di oggi ci occupiamo dei fattori di spam on-site.

Fattori SEO a livello di spam on-site

  1. Panda Penalty: i siti web con contenuti di bassa qualità sono meno visibili nelle SERP grazie all’aggiornamento denominato Panda.
    Approfondisci su moz.com.
  2. Link verso Bad Neighborhoods: l’inserimento nelle pagine del sito di link verso “bad neighborhoods” (es. siti che vendono farmaci o che propongono finanziamenti e prestiti) incide negativamente sulla visibilità del portale.
  3. Redirect: grazie agli “Sneaky Redirects” (ovvero quelli studiati per presentare ai crawler contenuti diversi rispetto a quelli presentati agli utenti) il sito non viene solo penalizzato, ma addirittura de-indicizzato!
    Approfondisci su google.com.
  4. Popup e annunci: direttamente dalle linee guida ufficiali di Google si può evincere che gli annunci ed i popup che distraggono troppo gli utenti dalla navigazione sono valutati negativamente perché indicativi di bassa qualità del portale.
    Approfondisci su pdfcast.org.
  5. Siti sovra-ottimizzati: i portali web ottimizzati “più del necessario” (definizione che riguarda elementi a livello di pagina come keyword, tag ecc.) vengono penalizzati dal motore di ricerca di Google.
  6. Pagine sovra-ottimizzate: molti esperti ritengono che, a differenza di Panda, Penguin si concentri sulle singole pagine (e forse le singole keyword all’interno di una pagina) andando a penalizzare quelle sovra-ottimizzate.
  7. Annunci “above the fold”: il “Page Layout Algorithm” penalizza quei siti che presentano molti annunci (e di conseguenza pochi contenuti) nel primo taglio della pagina (cioè in quella parte di pagina visibile senza necessità di scroll).
    Approfondisci su googlewebmastercentral.blogspot.com.
  8. Link affiliati: nascondere agli utenti i link affiliati (cioè i link che portano ad un determinato prodotto su un determinato sito in cambio di una commissione in caso di vendita) può portare a penalizzazioni importanti.
  9. Siti affiliati: è risaputo che Google non apprezza i siti affiliati e per questo in molti ritengono che Google tenga sotto stretta sorveglianza tutti quei portali web che traggono profitto grazie ai siti affiliati.
    Approfondisci su google.com.
  10. Contenuti autogenerati: se Google sospetta che un sito stia pubblicando contenuti autogenerati può penalizzare quel portale o addirittura de-indicizzarlo.
    Approfondisci su google.com.
  11. PageRank Sculpting: esagerare nel “PageRank Sculpting”, utilizzando nofollow per tutti i link in uscita e per la maggior parte dei link interni al sito web, è una pratica penalizzata da Google.
  12. IP segnalato come spam: se il server su cui risiede il sito (che può essere condiviso) ha un indirizzo IP marchiato come spam da Google (anche a causa di un sito che condivide lo stesso indirizzo) questo impatta negativamente sul ranking del portale.
    Approfondisci su www.seoinc.com.
  13. Meta Tag Spamming: se Google ritiene che determinate keyword vengano inserite nei meta-tag solamente per “ingannare” il motore di ricerca allora penalizzerà quel sito.

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